La Reversabilità del Costruire


Signore e Signori:

Desidero innanzitutto esprimere la mia riconoscenza al Dipartimento di Processi e Metodi della Produzione Edilizia dell'Università di Firenze per avermi offerto il privilegio di scambiare opinioni con tutti voi su un tema di vibrante attualità che non fa parte solo di una realtà toscana o italiana, ma che rappresenta una pressante problematica di dimensione mondiale.

La Storia insegna ai Responsabili di ciò che viene definita la Scienza e l'Arte di Governare, l'importanza di saper anticipare e prevedere quanto avviene ogni qualvolta cicliche, avverse condizioni metereologiche si trasformano in disastri naturali di immani proporzioni con tragiche perdite di vite umane e catastrofiche distruzioni di beni privati e culturali appartenenti all'intera Umanità.

Oltre a ciò la Scienza e l'Arte del Buon Governo dei nostri giorni deve sapere prevedere e pilotare la dinamica inarrestabile degli scambi e delle integrazioni etniche che si trasformano in migrazioni forzate ed inevitabili di popolazioni alla ricerca di situazioni di maggiore solidità economica e di sicurezza sociale.

Quando le Autorità preposte alle Pianificazioni Territoriali, Regionali ed Urbanistiche del XXI.mo secolo cercano di individuare "soluzioni costruttive per la reversibilità ", non possono ignorare quanto si è ripetuto molte volte nel passato: i modelli abitativi transitori, dopo anni dalle tragedie avvenute, sono diventati semi-permanenti e ora fanno parte delle baraccopoli o tendopoli che rappresentano monumenti alla improvvisazione, all'inefficienza, alla corruzione e alla insalubrità.

Inoltre, non possiamo diconoscere che tutte le soluzione costruttive, anche se le vogliamo chiamare "temporanee o/e transitorie", fanno pur sempre parte della categoria di strutture edili e come tali devono efficacemente e dignitosamente accogliere con assoluta sicurezza e per periodi di tempo non sempre brevi, vecchi, donne e bambini colpiti da catastrofi naturali ed in stato di chock e disperazione, o poveri emigranti in stato di degrado fisico e confusione mentale, ovvero persone forzatamente espulse dalle loro case per eventi bellici.

In merito vi invito ad analizzare una serie di documenti elaborati dai vari organismi delle Nazioni Unite o dalla Banca Mondiale e pubblicati in internet:
habitat@unchs.org o govern@unchs.org o publication@un.org)

www.worldbank.org/html/fpd/urban/dis_man/dis_man.htm
ovvero:www.ifc.org/about/contacts/sectors/sectors.html),
www.ifc.org/about/contacts/world/world.html) www.ifc.org/products/,
www.ifc.org/products/workguid/workguid.html and
www.ifc.org/products/workguid/prop/prop.html.

Ciò premesso, torniamo a noi e vediamo sotto quale prospettiva economica e limitato a quale settore costruttivo il paradigma della reversabilità del costruire può oggi essere adottato al fine di stimolare moderne strategie politiche. Se alle nostre dilaganti periferie cittadine costruite in Italia dal dopo-guerra ad oggi potessimo magicamente applicare il concetto della reversabilità, potremmo certamente rivitalizzare e portare agli antichi splendori i nostri magnifici centri storici risparmiando loro la tragica morte per lento soffocamento di cui siamo tutti impotenti testimoni. Ma siamo pratici: volendo affrontare seriamente un tale problema che ha anche dimensioni mondiali, vale la pena analizzare quanto si tenta di fare all'estero. Io penso che le strade alternative "all'inversione totale del processo costruttivo con il ritorno a zero," possono articolarsi su 4 concetti:

Concetto di Urbanizzazione Mecatronica adottata in Giappone
Concetto di "Pre-Urbanizzazione Infrastrutturale" adottata in USA
Modello Abitativo e Concetto di "Auto-construzione" nato in Italia
Concetto del "Self-Help Housing" o "Coinvolgimento dell' Abitante"

1. Concetto di Urbanizzazione Mecatronica

Il Giappone, come l'Italia è un paese di antica storia, di straordinaria cultura architettonica e di grande sensibilità paesaggistica. Anche in Giappone, come in Italia, si è finalmente capito che per poter sopravvivere, è imperativo tentare di ridurre al massimo l'indiscriminato inquinamento fisico, chimico ed acustico delle città e ci si è resi conto che è essenziale contenere e fermare la naturale tendenza delle città a dilagarsi a macchia d'olio con la inevitabile distruzione sia del centro storico che dell'ambiente circostante. In Giappone, dove esiste una concentrazione di abitanti per Kmq. quasi doppia a quella dell'Italia, il governo cerca di incentivare ricerche di soluzioni urbanistiche dove Umanità, Scienza delle Costruzioni, ed Economia, possano convivere nel rispetto della storia, della cultura e nell'equilibrio ecologico dell'ambiente, mediante lo sfruttamento della straordinaria evoluzione tecnologica offerta dal nostro tempo.

Se ne avessi il tempo, vi illustrerei 3 esempi di ricerche giapponesi che mi vedono professionalmente coinvolto, ma mi limito a dirvi che in tutti tre i casi l'enfasi è riposta sulla ricerca della piu' efficace formula per produrre una innovativa, economica, e rapida infrastruttura cittadina la cui realizzazione vede la meccanica associata all'elettronica e la cui manutenzione automatica è gestita esclusivamente da robots. Mi rendo conto che questi rappresentano i primi, timidi e forse banali tentativi di portare il dialogo urbanistico al livello dei nostri tempi, ma è importante essere coscienti che questa è la direzione verso la quale la seconda potenza economica del mondo, ed un popolo erede di una delle piu' antiche civiltà della Terra, si sta muovendo.

2. Concetto di "Pre-Urbanizzazione Infrastrutturale Permanente"

è noto che subito dopo disastri naturali, le industrie locali o periferiche che producono materiali o componenti edili - se non anch'esse coinvolte nella distruzione - entrano in crisi di produzione o per eccessi di richieste o per la mancanza delle materie prime. Tutta la rete viaria e' inaccessibile ed inutilizzabile a causa di strade e ponti crollati o ferrovie resesi inoperanti. Ciò rende impossibile per giorni e settimane (se non mesi), il raggiungere depositi -chissà dove dislocati- di case prefabbricate semi-assemblate ovvero dei componenti delle stesse. Risulta quindi impensabile caricarle e trasportarle nelle zone destinate ad improvvisati ed ipotetici alloggi cosi' detti di parcheggio. Di nuovo vale la pena analizzare le scelte fatte da altri per casi di assoluta emergenza: in Svizzera gli ospedali interrati cosi' detti "atomici" (ne ho visitati 3 vicino a Lugano) sono dotati di sale operatorie che in 24 ore possono divenire efficacemente operanti. Negli Stati Uniti, esistono alloggi per militari, (Fort Ord, in California per esempio) ora inutilizzati, che possono essere immediatamente messi a disposizione del personale militare, qualsiasi siano le condizioni contingenti.

Ritornando in Italia, penso che se si vuole disquisire di "Reversibilita' del costruire" e si propone il concetto di "abitazione transitoria", dovremmo limitare il concetto di temporaneità, alla sola tipologia abitativa del "fuori terra", mentre la sua infrastruttura nell'ambito di una pianificazione territoriale, paeseaggistica e urbana, dotabile in futuro di rete viaria, di fognature, di acqua-potabile, luce, telefono e di piattaforme di base su cui le singole abitazione verranno erette, deve essere considerata permanente e deve essere utilizzabile all'istante, in occasione di ogni imprevista eventualità o calamità.

Si sa che le opere di infrastruttura di un insediamento civile rappresenta la parte piu' costosa sia in termini di tempo che di danaro. Si deve allora polarizzare l'attenzione a come rendere questo tipo di investimento economicamente accettabile anche prima del suo uso primario e bisogna focalizzare lo studio alla sua manutenzione ed al ritorno economico immediato di tutte le opere realizzate. In pratica ci si deve soffermare a valutare come si possono recuperare gli investimenti effettuati e come mantenere operanti e immediatamente operabili tali infrastrutture nel tempo. Se si accetta tale filosofia di intervento, vediamo come possiamo rendere economico un embrione di infrastruttura cittadina in attesa di essere utilizzata in caso di emergenza.

Molto significativi, a proposito di questo punto, sono i dati offerti delle Nazioni Unite e riscontrabili in Internet. In particolare vale la pena analizzare il documento: "Maintenance of Infrastructure and its Financing and Cost Recovery". I siti in web sono:

www.unichs.org/unichs/english/mainten/contents.htm
"Operational Activities Report,1999".

Mi riferisco spesso (e vi riporto le chiavi di accesso) ai documenti dell'ONU e/o della Banca Mondiale, perchè non ci si può piu' permettere di continuare ad avere una visione parrocchiale dei problemi limitandoli a quello che accade nel nostro cortile senza rendersi conto che si fa ormai parte di un "Global Village" in continua evoluzione, con interscambi etnico-culturali irreversibili da tempo evidenziatisi sia nella Comunita' Europea, che nel Centro e Nord-America.

In Italia, una moderna pianificazione territoriale o regionale potrebbe innanzitutto prevedere aree selezionate e destinabili a future urbanizzazioni che siano facilmente collegabili con le reti di comunicazione primarie. Su tali aree da semi-urbanizzare, basterebbe promuovere mediante agevolazioni fiscali ed economiche, avvenimenti temporanei quali (e mi limito solo a poche idee) fiere per commercializzazionie agevolate ed incentivate di macchine e prodotti agricoli; saloni all'aperto per automobili d'occasione; esibizioni sportive, musicali o canore come pop-concerts; shopping centers; malls come home-depots, office depots, outlets di moda ecc. La elaborazione di un siffatto modello che abbia come finalità uno sviluppo pratico, economico e definito dell'ambito di questo nuovo concetto di pre-urbanizzazione infrastrutturale -appena tracciata-, penso rappresenti una buona strategia da seguire.

3. Modello Abitativo e Concetto di "Auto-construzione"

è mia opinione che solo dopo aver accettato il concetto di permanenza della pre urbanizzazione infrastrutturale, a qualsiasi grado si voglia o si possa questa realizzare, possiamo dedicarci alla ricerca di un "modello abitativo transitorio utilizzabile per il medio/lungo termine" e possiamo parlare di cultura della "reversabilita'". Innanzitutto nella ricerca di questa tipologica abitativa è opportuno tener presente quanto è stato fatto nei paesi che hanno dedicato molte energie e capitali in questo settore: USA, Canada e Giappone. La National House, per esempio, con i suoi 85 operai e mediante l'uso di una robotica simile a quella utilizzata dall'industria automobilistica, produce, 500 case pannellizzate ogni mese (una ogni 24 minuti) mentre la Seki-sui mediante il loro Cumputer Aided Manufacturing Systems, produce una casa completa all'85% (assemblando 300,000 pezzi) ogni 40 minuti. Vale la pena menzionare che la Dywa, la Misawa e la stessa Seki-sui investono (tax-free) 1.4% del loro giro d'affari in R&D prevedendo che tale settore sarà "one of the biggest emerging growth industries in the world" (Dati ricavati dall' Engineering News Record).

Il problema di base attualmente riscontrabile sia in USA che in Canada, e' che, alla fantastica organizzazione produttiva e distributiva dei componenti edili prefabricati, fa poi riscontro -in cantiere - un processo tipicamente artigianale dove l'automatismo si limita solo ai "tools" in dotazione ai carpentieri.

In Giappone, invece, il problema è che, alla fenomenale rapidità di produzione in fabbrica, corrisponde una altrettanto efficiente rapidita' costruttiva robottizzata di cantiere solo per edifici multipiano come nel caso dello S.M.A.R.T. o "Shimizu's Manufacturing System with Advanced Robotic Technology". (cfr.Civil Engineering Magazine of April 1991). Mediante l'uso di questa technologia per la prima volta usata a Nagoya City, negli anni novanta si sono costruiti edifici sino a 20 piani, con il solo uso della robotica e dove l'intervento dell'uomo è stato limitato al puro controllo digitale dei robots.

Pochi ricordano che invece il concetto dell'auto-costruzione nacque proprio in Italia. Infatti il 4 di Luglio del 1965 una struttura a forma di cupola monolitica in c.a. si costrui' da sola. Quel giorno, mediante l'azione di una turbina elettrica riuscii a sollevare da terra un disco di cemento armato del peso di 15 tonnellate, del diametro di 12 metri e, in soli 30 minuti, tale disco si trasformò in una cupola autoportante alta 6 metri e di di 8 cm. di spessore. Nello stesso modo, in 28 altri Paesi del mondo, furono sollevate automaticamente oltre 1,600 cupole di ogni dimensione (anche a base quadrata) e varie strutture spaziali in acciaio. Quelle auto-strutture sono note come Binishells, Minishells e Binistars. Recentemente, il mio Studio Professionale degli Stati Uniti, in collaborazione con una efficiente organizzazione toscana (la A.L.I.snc di Arezzo), ha sviluppato un'inedita tipologia costruttiva tendenzialmente universale, sia per la flessibilità dell'uso dei materiali, sia per le alternative formule architettoniche consentite dal sistema. Tale inedita tipologia è basata sul concetto dell'auto-costruzione applicata all'erezione automatica dei componenti prefabbricati di case di emergenza. Innanzitutto si è riusciti a ridurre a soli 2 il numero dei componenti prefabbricati della struttura esterna e si è semplificato al massimo il processo del loro assemblaggio in cantiere. I componenti, finiti e prodotti in fabbrica anche mediante CAMs vengono trasportati compatti, avvolti in plastica ed assemblati a terra su piattaforme attrezzate e predisposte su un tessuto urbano pre-tracciato facente già parte di un Piano Territoriale e Regionale che dovrebbe essere elaborato allo scopo. Con l'auto-costruzione o erezione automatica della struttura esterna, si ottiene una rapidita' costruttiva senza precedenti.

Ovviamente l'ambiente costruibile con questa tecnologia è completamente vuoto, ma è finito e può essere termicamente ed acusticamente confortevole a secondo dell'ubicazione geografica, delle esigenze locali e dei limiti economici imposti. La struttura singola è poi abbinabile, anche in tempi successivi, ad altre delle stesse dimensioni ed è modificabile nei dettagli strutturali. Per esempio le falde di copertura possono variare in pendenza a seconda delle diverse carattetristiche di precipitazioni del territorio. La tipologia edilizia derivante dalle nostre ricerche prevede, in un futuro, anche la formula a due piani e, addiritura, la sua erezione a distanza via internet. Tale tipologia costruttiva è reversibile in quanto facilmente smontabile e trasportabile altrove dove potrà essere eretta di nuovo sfruttando risorse umane locali anche non specializzate.

4. Concetto del "Self-Help Housing o Coinvolgimento dell' Abitante"

Il sistema BiniShelter prevede, come sopra descritto, lo stoccaggio dei suoi componenti sul posto della loro futura utilizzazione. Tali componenti possono essere avvolti in plastica "camuffata" e compressi orizzontalmente in forma ambientalmente non inquinante e non deteriorabile nel tempo. Assieme ad un certo numero di componenti, viene inclusa la macchina (o CLU robot) che, in pochi minuti e anche in condizioni estreme di emergenza, rende possibile l'autocostruzione di "moduli abitativi polivalenti" e cioe' a diversa natura funzionale (per la cantieristica, per l'edilizia temporanea, per le attività scolastiche o quelle sanitarie ecc.). Cosi', mediante la mecatronica edile, (in questo caso applicata per la prima volta ad unità abitative mono famigliari), senza l'intervento di costose imprese e in tempi non paragonabili con alcun altro sistema, si ottiene una struttura autoformante completa (sia internamente che esternamente) corredata di infissi, finiture delle pareti e delle falde di copertura, che può essere immediatamente consegnata aidestinatari della stessa. Questi saranno poi invitati ad operare il montaggio e l'allestimento delle finiture interne. Cio', tra l'altro, consente ai nuovi abitanti di completare secondo delle loro condizioni, delle loro esigenze e gusto, la loro dimora "temporanea", personalizzandola sulla base di alternative soluzioni previste fra le varie offerte dal sistema ed autorizzate dalle autorità locali. Negli Stati Uniti questa filosofia di intervento, di grande impatto psicologico-sociale, è chiamata (Self Help Housing) e fa si' che i destinatari delle unità abitative abbiano tutto l'interesse ad offrirsi come operatori o montatori delle finiture interne delle loro stesse case da eseguirsi in ambiente completamente protetto dagli agenti atmosferici.

In conclusione, lascindo al Giappone il concetto troppo avanzato dell' Urbanizzazione Mecatronica , ma adottando contemporaneamente i nuovi, moderni concetti di:
A. "Pre-Urbanizzazione Infrastrutturale Permanente"
B. "Auto-construzione del Modello Abitativo Reversibile"
C. "Self-Help Housing" o "Coinvolgimento del futuro Abitante"
l'Italia potrebbe porsi al primo posto in Europa.


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